Biografia
Esordi e Sciosciammocca (1853-1871)
Eduardo Scarpetta (1853 –1925) fu fra i più importanti attori e commediografi italiani, fra i capisaldi del teatro a Napoli fra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, fondatore della dinastia teatrale degli Scarpetta-De Filippo. Diede vita al moderno teatro napoletano, testimoniata da una proficua carriera di autore teatrale che influì tutta la successiva cultura teatrale partenopea e italiana.
Figlio di Domenico e di Emilia Rendina, nel 1868, all’età di quindici anni, entrò nella compagnia di Andrea Natale, allo scopo di diventare attore e dare sostegno economico alla famiglia, (vistasi in gravose condizioni economiche per la salute cagionevole del padre), il quale lo presentò ad Alfonso Ventura, impresario che lo scritturò come generico (attore che recita in parti minori) nella compagnia di Antonio Petito, celebre Pulcinella, che lavorava al teatro San Carlino a Napoli.
Il successo personale iniziò con Felice Sciosciammocca, personaggio che affiancava Pulcinella nelle sue farse, che Antonio Petito ricreò nell’opera “Feliciello mariuolo de ‘na pizza” (1871), revisione del “Feliciello Sciosciammocca con Pulcinella spaventato da un cadavere di legno” (1866) di Enrico Parisi: infatti tale personaggio, consigliato a Scarpetta dal suo collega Raffele Marino, fu interpretato per la prima volta da Scarpetta il 7 giugno 1871 al Teatro Partenope di Napoli, debutto che diede avvio al successo dell’attore.
Successo e San Carlino (1871-1904)
Dopo la morte di Petito nel 1876, Scarpetta non volle lavorare con Davide Petito (nuovo capo della compagnia) e continuò a cercare di emergere a ogni costo. Finita la breve parentesi romana con la compagnia di Raffaele Vitale (altro celebre Pulcinella) affittò, con dei comici del San Carlino, il Metastasio, baraccone sul Molo dove mise in scena alcune sue rappresentazioni. Ritornò al San Carlino nel 1878, consapevole che avrebbe recitato con Cesare Teodoro (ulteriore Pulcinella), dove riscontrò grande successo con la commedia “Don Felice maestro di calligrafia”, meglio conosciuta come “Lu curaggio de nu pompiere napulitano” (1877), al punto da divenire scritturato per una tournée in tutta Italia nel 1879.
Grazie a un prestito di 5.000 lire ricevuto nel 1880 dall’avvocato Severo e alla sua tenacia riaprì e rinnovò il San Carlino, teatro di lodevole e antica fama, dove debuttò il 1º settembre con le commedie “Presentazione di una Compagnia Comica” e “Tetillo”, tant’è che nelle sue Memorie (1883, ma ampliate nel 1899 e infine nel 1922) scrisse:
“E la sera del l° settembre 1880, io, tutto trepidante, con un batticuore che non ve lo saprei ridire, ricevetti l’ospite mio generoso. Quel piccolo San Carlino com’ era lieto, com’ era splendido quella sera! Pareva ritrarre dall’ elegante pubblico, di cui era pieno, la stessa grazia, la stessa vaghezza, la stessa aria nobile e gentile.
Oh! come foste buoni con me quella sera, quando mi rivedeste su quella scena medesima, dove io aveva dato i primi vagiti nel mondo dell’arte. Oh grazie, grazie! Quel lungo e altissimo applauso, nel quale prorompeste, mi risuona ancora nell’ orecchio e nel cuore. Quel saluto fu il più dolce compenso che poteste dare al povero artista. Oh grazie, grazie per quel che faceste allora, grazie per quel clic faceste in prosieguo!”
“Il figlio di Iorio” e ultimi anni (1904-1925)
Chi iniziò a contrastare i successi di Eduardo Scarpetta fu la creazione del Teatro Salone Margherita nel 1890, primo grande varietà partenopeo locato al di sotto della Galleria Umberto I: il commediografo rispose a quel nuovo fenomeno portando in scena “Lu Café Chantant” (1893) al pubblico.
Però la vera battuta d’arresto venne nel 1904 quando divenne, per sua sfortuna, protagonista di una fra le vicende più clamorose di inizio secolo riguardanti il mondo dello spettacolo italiano, ovvero la questione de “Il figlio di Iorio” (1904), parodia de “La figlia di Iorio” (1903) di Gabriele D’Annunzio, che causò a lui un amaro insuccesso: il 3 dicembre 1904 vi fu, al Teatro Mercadante di Napoli, la prima della parodia e, iniziato il secondo atto, proprio all’alzarsi della tela, partirono da pochi spettatori urla e fischi che causarono un tumulto che interruppe il continuo dello spettacolo, con inni a D’Annunzio e con difesa dell’arte italiana lanciati da Ernesto Murolo (in realtà suo figlio illegittimo), Salvatore Di Giacomo, Roberto Bracco e compagni.
Inoltre il Vate, spinto dai detrattori di Scarpetta, lo portò in tribunale per tale causa, con l’accusa di contraffazione e riproduzione abusiva, il cui processo (dove un’autorevole voce in sua difesa fu quella di Benedetto Croce) durò dal 1906 al 1908, il quale, fu vinto da Scarpetta: infatti i giudici sottolinearono che Scarpetta chiese il permesso a D’Annunzio, sebbene la normativa di allora non lo prevedeva. Inoltre, nell’affrontare la questione principale del processo, ossia se “Il figlio di lorio” fosse una creazione artistica autentica, i giudici riconobbero a pieno il valore del genere parodistico e sottolinearono che il testo di Scarpetta mostrasse delle grosse differenze rispetto all’opera di D’Annunzio riguardo: episodi, azioni, nomi, personaggi, linguaggio e stile.
Nonostante la vittori al processo, Scarpetta ne rese avvilito e afflitto da tale esperienza al punto da dare l’addio al teatro, dopo aver preso parte a “La Regina del Mare” (1909), scritta dal figlio Vincenzo, a cui Scarpetta impose di divenire suo successore nel ruolo di Sciosciammocca.
Egli riprese poi a recitare nell’allora recentissima “settima arte” per la “Musical Film”, casa di produzione di Milano di Renzo Sonzogno, rappresentando film tratti dalle sue opere (dei quali purtroppo sono rimaste solo poche foto di scena di scarpetta e di altri attori) : “Miseria e nobiltà” (1914) di Enrico Guazzoni, “La nutrice” (1914) di Alessandro Boutet, “Un antico caffè napoletano” (1914) e infine “Tre pecore viziose” (1915) e “Lo scaldaletto” (1915), diretti da Gino Rossetti.
Infine, all’età di 72 anni, morì nel 1925, quando molto partecipati furono i suoi funerali.
Relazioni e figli
Eduardo Scarpetta, va ricordato, fu capostipite della famosissima dinastia Scarpetta-De Filippo, i cui membri influenzarono il teatro partenopeo per tutto il corso del XX secolo e rimanendo nella memoria collettiva napoletana (e italiana) anche nel secolo corrente. In virtù di ciò è fondamentale ricostruire la sua vita coniugale ed extra-coniugale e i suoi figli, alcuni riconosciuti e altri meno.
Scarpetta si sposò con Rosa De Filippo il 16 marzo 1876 (quest’ultima all’epoca diciottenne), figlia di commercianti partenopei, dal cui matrimonio nacquero Domenico e Vincenzo. Domenico, seppur riconosciuto da Scarpetta, fu probabilmente figlio di una relazione prematrimoniale di Rosa col re Vittorio Emanuele II.
Riguardo le relazioni al di fuori del matrimonio ebbe, dalla relazione con la maestra di musica Francesca Giannetti, Maria, che successivamente adottò, mentre da Luisa De Filippo, nipote della moglie Rosa, ebbe i tre fratelli De Filippo, Annunziata (detta Titina), Eduardo e Giuseppe (detto Peppino), i più importanti fra gli eredi del teatro scarpettiano, sia in campo teatrale che cinematografico. Infine, da Anna De Filippo, sorellastra della moglie Rosa, ebbe Ernesto Murolo (riconosciuto da Vincenzo Murolo e Maria Palumbo e futuro padre del musicista Roberto Murolo), Eduardo De Filippo (in arte Eduardo Passarelli) e Pasquale De Filippo.
Rinnovamento del teatro napoletano
Scarpetta si può ritenere come una “guida” del teatro napoletano verso la modernità. Infatti, prendendo spunto dall’ampia e radicata vastità di opere comiche partenopee, Scarpetta diede loro nuova vita, rinnovando intrecci e trame le quali, sebbene in stretto rapporto con le pochades francesi (tipo di commedia, nata a fine 800’ a Parigi, basata spesso su canovacci di intrighi e vicende amorose caratterizzati da colpi a effetto e giochi di equivoci presenti nelle vicende di famiglie borghesi), furono brillantemente rivisitate, creando opere nuove più vicine alle commedie borghesi (rappresentazioni in chiave quasi ironica del ceto borghese del tempo) che alle farse (le cui trame e strutture sono fondate su personaggi e situazioni stravaganti, nonostante sia mantenuto in genere un certo realismo nei loro tratti irrazionali), però mantenendo quelle macchiette legate al contesto partenopeo che derivavano proprio da tali farse.
Restando nel solco della tradizione dello spettacolo dialettale e della rappresentazione dell’universo popolare, Scarpetta diede loro nuovi aspetti, sottraendo le maschere (famoso il superamento di Pulcinella in favore di Sciosciammocca), rivisitando il linguaggio e strutturandole per i suoi attori, per il pubblico e per il teatro che li ospitava (infatti il San Carlino, quando fu da lui riportato in auge, vide nuovi interventi riguardo macchinari, scene, illuminazione e sala).
Commedie riscoperte e pubblicate
Di straordinaria importanza è stata poi la recentissima scoperta di ben 73 nuove commedie inedite di Eduardo Scarpetta: infatti, con l’autorizzazione dei suoi discendenti, queste opere parzialmente inedite sono state studiate all’Istituto del Dramma Napoletano, fondato e diretto da Mariano D’Amora, storico del teatro e curatore di tale studio.
Le opere originali, scritte di propria mano dal commediografo, erano conservate con devozione nelle abitazioni di Maria Basile Scarpetta e Maria Vittoria Scarpetta, rispettivamente vedova e sorella di Mario Scarpetta, figlio di Eduardo Jr e nipote di Vincenzo (quindi pronipote del capostipite), e dopo mesi di ricerche e studi tali opere (scritte tra il 1871 e il 1923) verranno tutte pubblicate: secondo il piano editoriale dell’Istituto del Dramma Napoletano infatti si divideranno in 7 vol. (di cui i primi 2 già pubblicati a novembre 2025) e un glossario, lavorò che sarà completato a dicembre 2026. Uno sforzo, quest’ultimo, non indifferente: infatti si parla di opere composte fra la fine dell’800’ e l’inizio del 900’, quindi fragili, sebbene conservati con molta attenzione. Inoltre, vi sono la questione del linguaggio (trattandosi di testi in un napoletano pieno di vocaboli in disuso) e quella della grafia di Scarpetta (non essendo sempre comprensibile in modo semplice). Infine, quasi ogni copione, è spesso disseminato di correzioni e cancellature, dovute a ripensamenti e/o a soluzioni attuate dopo la messa in scena di tali opere.



Opere
- 1875 – Gelusia ovvero Ammore spusalizio e gelusia
- 1876 – Ov’è mammà?
- 1876 – Na commedia ‘e tre atte
- 1876 – Quinnice solde so’ cchiù assaie de seimilalire
- 1876 – È buscia o verità?
- 1877 – Felice maestro di callegrafia ovvero Lu curaggio de nu pompiere napulitano
- 1879 – Feliciello e Feliciella
- 1879 – Lo testamento de Parasacco
- 1879 – La collana d’oro
- 1880 – L’Accademia disturbata
- 1880 – Le treccia dell’Imperatore
- 1880 – La Presentazione de ‘na compagnia ovvero Felice direttore di compagnia
- 1880 – Tetillo (da Bébé di Alfred Hennequin)
- 1880 – Mettiteve a fa l’ammore cu me! (da Fatemi la corte di Salvestri)
- 1880 – Li Piscivinnole napulitane
- 1880 – Tric Trac (da Tric Trac di Guarino)
- 1880 – Lu pescecane
- 1880 – Nu zio ciuccio e ‘nu nepote scemo (da Il finto medico di F. Cerlone)
- 1880 – Duje marite ‘mbrugliune (da Les dominos roses di A. Hennequin e A. Delacour)
- 1880 – Bazzicotto
- 1880 – Il non plus ultra della disperazione ovvero La Battaglia del Rigoletto.
- 1881 – ‘O Scarfalietto (da La Boule di Meilhac e Halévy)
- 1881 – Vi’ che m’ha fatto frateme
- 1881 – Tetillo ‘nzurato
- 1881 – Le Bravure di Don Felice
- 1881 – La posta in quarta pagina
- 1881 – Tre pecore viziose
- 1881 – L’amico ‘e papà
- 1881 – No pasticcio
- 1881 – La casa numero sette
- 1882 – Il romanzo di un farmacista povero
- 1882 – ‘A fortuna ‘e Feliciello
- 1882 – Nun la trovo a mmaretà
- 1882 – La nutriccia
- 1882 – Fifì
- 1882 – No quartino a lu quinto piano
- 1882 – Na commedia a vapore
- 1883 – ‘Nu frongillo cecato
- 1883 – Amore e polenta
- 1883 – Na paglia ‘e Firenze
- 1883 – Na Jurnata de paura
- 1883 – Na tombola ‘e duemila lire
- 1883 – Nu buono giuvinotto
- 1883 – S’ha da dì o no?
- 1883 – La signorina Piripipì
- 1883 – Nu casino sotto a lu Vesuvio
- 1884 – Na capa sciacquata
- 1884 – La calamita
- 1884 – Nu brutto difetto
- 1884 – Na matassa ‘mbrugliata
- 1885 – Na società ‘e marite
- 1885 – Un’agenzia di matrimoni
- 1885 – Li nepute de lu sinneco (da Le Droit d’un aîné di Paul Burani)
- 1885 – Lu marito de Nannina (da 115, rue Pigalle di Alexandre Bisson)
- 1886 – O viaggio ‘e nozze
- 1887 – Nu bastone ‘e fuoco
- 1888 – Miseria e nobiltà
- 1888 – Nu turco napulitano (da Le Parisien di A. Hennequin)
- 1889 – Lu miedeco de li femmene ovvero Il dottor Suricillo
- 1889 – ‘Na Santarella (da Mam’zelle Nitouche, di Henri Meilhac e Albert Millaud)
- 1889 – Girolino e Pirolé
- 1890 – Pazzie di Carnevale (da Le Metamorfosi di Pulcinella (Scenario dell’Arte) di Antonio Petito)
- 1890 – Il Matrimonio di stella
- 1890 – Casà Bignè
- 1890 – Na stampa e doje figure
- 1891 – Il capitano Saetta
- 1892 – Guerra agli uomini
- 1892 – Cocò
- 1893 – Na mugliera scurnosa
- 1893 – Lu Cafè Chantant
- 1893 – Li cafune a Napule
- 1893 – Lily e Mimì
- 1894 – Nu ministro mmiezzo a li guaie (da I fastidi d’un grand om commedia in lingua piemontese di Eraldo Baretti)
- 1894 – Li mariuole ovvero La Contessa tre cape
- 1894 – Farfariello
- 1894 – Tre cazune furtunate
- 1895 – Na bona guagliona
- 1895 – La casa vecchia
- 1896 – La Bohème
- 1896 – I tre soci
- 1896 – L’albergo del silenzio
- 1897 – Le due stelle
- 1897 – Casa Pipiton
- 1897 – Le belle sciantose
- 1897 – Zetiallo, vidovo e nzurato
- 1897 – ‘Na mascatura inglese
- 1898 – Nina Boné
- 1898 – Nu cane bastardo
- 1899 – Madama Ficcarelli
- 1899 – ‘Na creatura sperduta
- 1899 – La pupa mobile
- 1899 – ‘A cammerera nova
- 1899 – Duje chiapparielle
- 1899 – Na figliola romantica
- 1900 – A figlia ‘e don Gennaro
- 1900 – A nanassa
- 1901 – Cane e gatte
- 1901 – Tutti in viaggio
- 1901 – Il debutto di Gemma
- 1902 – Carcere e matrimonio
- 1902 – A Mosca
- 1902 – Madama Rollé
- 1902 – Madama Sangenella
- 1902 – O balcone ‘e Rusinella
- 1903 – Na mugliera africana
- 1903 – Nu figlio a pusticcio
- 1903 – Il processo fiaschella
- 1903 – Li mmale lengue
- 1904 – ‘Nu core d’angelo
- 1904 – Il figlio di Iorio
- 1905 – La geisha
- 1907 – Na mugliera zetella
- 1907 – Na brutta pazzia
- 1908 – O miedeco d’e pazze
- 1909 – La coda del diavolo
- 1915 – Tre epoche
- 1923 – Nu disastro ferroviario
- 1924 – Woronoff
Carlo Pio Calvino
Bibliografia
Archivio Enzo Cannavale, «Feliciello Sciosciammocca con Pulcinella spaventato da un cadavere di legno».
Biblioteca Lucchesi-Palli, Raccolta Muto, C 321, «Pulcinella spaventato da un cadavere di legno ovvero Feliciello mariuolo de ‘na pizza».
Biblioteca Nazionale di Napoli, Scarpetta 100°, a cura di M. D’Amora, Istituto del Dramma Napoletano, Napoli, 2025, pp. 7-13.
G. Cuomo, Scarpetta, ritrovate sessanta commedie «dimenticate» per un secolo nei cassetti, in “Corriere del Mezzogiorno”, 24 gennaio 2025.
I. Innamorati, Travestimenti autobiografici scarpettiani: metodologie di verifica, in “Sinestesieonline”, VIII, 26 (2019), pp. 9.
E. Scarpetta, Don Felice: memorie di Eduardo Scarpetta, Carluccio, Napoli 1883, pp. 147-148.
Sitografia
https://istitutodeldrammanapoletano.it/a-feliciello-sciosciammocca-con-pulcinella-spaventato-da-un-cadavere-di-legno/ (ultimo accesso 8 dicembre 2025)
https://it.wikipedia.org/wiki/Eduardo_Scarpetta (ultimo accesso 8 dicembre 2025)
https://www.eduardoscarpetta.it/gli-esordi/ (ultimo accesso 26 novembre 2025)
https://www.ilmattino.it/napoli/cultura/commedie_ritrovate_di_eduardo_scarpetta_biblioteca_nazionale_di_napoli_mariano_d_amora-9214400.html (ultimo accesso 8 dicembre 2025)
https://www.metropolisweb.it/2025/11/27/teatro-saranno-pubblicate-73-commedie-inedite-eduardo-scarpetta/ (ultimo accesso 8 dicembre 2025)